Circa 14.000 maestri di sci, pronti a scendere in pista, per lavorare (neve permettendo) dall’inizio di dicembre fino a Pasqua, in tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia, dall'Abruzzo alla Calabria. La stagione invernale della montagna li vede protagonisti e non più come solo semplici insegnanti, come spiega a LABITALIA Maurizio Bonelli, del consiglio direttivo dell'Amsi, Associazione Maestri Sci Italiani: "Il maestro di sci oggi -sottolinea- non deve essere solo un grande professionista nel fare le curve, ma deve essere un bravo professionista come operatore turistico e nell'intrattenere il cliente".
Per diventare maestri di sci, prosegue Bonelli, "si deve superare un esame di preselezione, attraverso il quale si accede al corso tenuto dagli istruttori nazionali della Fisi, che sono i formatori dei futuri maestri di sci". "Il corso dura 90 giorni e si articola in più moduli. Per concluderlo bisogna superare tre esami: uno di teoria, uno di didattica e uno di pratica. Alla fine si diventa maestri di sci nella disciplina che si è voluto intraprendenti: o discesa, o fondo o snowboard".
Una volta conseguita la qualifica, "c'è l'obbligo dell'iscrizione all'Albo della regione dove si è residenti o dove si vuole esercitare l'attività". Le strade che si aprono a chi vuole lavorare sulle piste innevate sono due: "Esercitare l'attività come libero professionista -spiega Bonelli- oppure esercitare la professione all'interno di una scuola di sci, laddove questa (che in genere è una società privata) accetti l'ingresso di un nuovo socio". Ovviamente "bisogna avere un'altra attività -ci tiene a precisare l'esponente dell'Amsi- perché con la sola stagione invernale non si può vivere tutto l'anno".
"Per questo -spiega Bonelli- tra i maestri di sci abbiamo le più svariate situazioni: professionisti di altri ambiti, commercianti, artigiani, dipendenti che d'estate lavorano al mare, casalinghe, figli di albergatori. E c'è anche chi, pur lavorando tutto l'anno, sceglie di ricavare 20 giorni come ferie o vacanze nei periodi di alta stagione, e si rende disponibile a lavorare sulle piste per quel periodo. L'importante è aver fatto l'esame e essere iscritti all'albo".
L'attività di maestro di sci non sembra aver risentito più tanto della crisi economica. "Nella sostanza c'è stata una tenuta, anche se bisogna leggere il dato 'a macchia di leopardo' perché il tempo non ci ha molto aiutato: nella parte appenninica ad esempio l'anno scorso c'è stata meno neve".
Ma "tutto sommato -ribadisce Bobelli- non c'è stato un grosso contraccolpo anche perché è aumentata la proposta di servizi. Una volta si faceva solo la classica lezione di sci insegnando a far le curve, negli ultimi tempi sono cresciute altre discipline come il freestyle o freeride che piacciono soprattutto ai giovani e hanno permesso di recuperare un segmento di mercato che altrimenti sarebbe andato perso. Insieme all'aumento della clientela dall'estero (soprattutto Russia e Polonia) e a un certo raffreddamento dei prezzi delle scuole di sci, questo ha permesso di reggere".
In media, infatti, due ore di scuola in gruppo di 8-9 persone per 6 giorni costano "dai 120 ai 160 euro", dice Bonelli, mentre la lezione individuale "dai 33-35 euro ai 45 euro a persona".
18 gennaio 2012