Il lavoro domestico

I lavoratori domestici sono soggetti a un periodo di prova regolarmente retribuito di 30 giorni di lavoro effettivo, per i lavoratori inquadrati nei livelli D, D super, e di 8 giorni di lavoro effettivo per quelli inquadrati negli altri livelli. Se il lavoratore supera il periodo di prova senza aver ricevuto disdetta s’intende automaticamente confermato. Il servizio prestato durante il periodo di prova va computato, a tutti gli effetti, dell’anzianità. Durante il periodo di prova, il rapporto di lavoro può essere risolto in qualsiasi momento da ciascuna delle parti, senza preavviso, ma con il pagamento, a favore del lavoratore, della retribuzione e delle eventuali competenze accessorie corrispondenti al lavoro prestato. Se il lavoratore è stato assunto, come prima provenienza da altra Regione, senza avere trasferito la propria residenza, e la risoluzione del rapporto non avvenga per giusta causa, dovrà essere dato dal datore di lavoro un preavviso di 3 giorni o, in caso contrario, la retribuzione corrispondente.
L’orario di lavoro è rimesso agli accordi tra le parti, ma il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Ccnl) fissa, per i lavoratori a tempo pieno, dei limiti massimi: 54 ore settimanali e 10 ore giornaliere non consecutive per i lavoratori ‘conviventi’; 40 ore settimanali distribuite su 5 giorni o su 6 giorni, per 8 ore giornaliere non consecutive per i lavoratori non conviventi. Inoltre, per il lavoratore convivente è previsto il diritto al riposo di almeno 8 ore consecutive nell’arco delle 24, riposo intermedio non retribuito non inferiore a 2 ore, il riposo settimanale (di norma domenicale) pari a una giornata lavorativa intera o due mezze giornate di cui una di domenica.
Per quanto riguarda le ferie, il lavoratore ne ha diritto, per ogni anno di servizio presso lo stesso datore di lavoro, per un periodo di 26 giorni lavorativi. Il datore di lavoro, compatibilmente con le proprie esigenze e con quelle del lavoratore, dovrà fissare il periodo di ferie, fermo restando la possibilità di diverso accordo tra le parti, da giugno a settembre. Il diritto al godimento delle ferie è irrinunciabile. Le ferie hanno di regola carattere continuativo, potranno essere frazionate in non più di due periodi all'anno, purché concordati tra le parti. La fruizione delle ferie (salvo il caso previsto per rimpatrio di extracomunitari), deve aver luogo per almeno due settimane entro l’anno di maturazione e, per almeno ulteriori due settimane, entro i 18 mesi successivi all’anno di maturazione. Durante il periodo di godimento delle ferie il lavoratore ha diritto, per ciascuna giornata, a una retribuzione pari a 1/26 della retribuzione globale di fatto mensile. Se il lavoratore usufruisce di vitto e alloggio, durante il periodo di ferie ha diritto al compenso sostitutivo.
Se il lavoratore domestico si assenta dal lavoro per malattia, l’Inps non paga alcuna indennità. Il contributo versato all’Istituto, infatti, assicura le prestazioni sanitarie e farmaceutiche, ma non il diritto all'indennità di malattia, a differenza di quanto accade per la generalità degli altri lavoratori. Quando è ammalato, il lavoratore domestico, convivente o non convivente, ha diritto alla conservazione del posto, per periodi differenti secondo l’anzianità maturata presso la stessa famiglia. In caso di malattia, al lavoratore, convivente o non convivente, spetta la conservazione del posto per periodi differenti. In caso di anzianità fino a 6 mesi, superato il periodo di prova, 10 giorni di calendario; per anzianità da più di 6 mesi a 2 anni, 45 giorni di calendario; per anzianità oltre i 2 anni, 180 giorni di calendario. I periodi relativi alla conservazione del posto di lavoro si calcolano nell'anno solare, intendendosi per tale il periodo di 365 giorni decorrenti dall'evento.
In caso di infortunio sul lavoro o malattia professionale, invece, spetta al lavoratore, convivente o non convivente, la conservazione del posto per i seguenti periodi: per anzianità fino a sei mesi, superato il periodo di prova, 10 giorni di calendario; per anzianità da più di sei mesi a due anni, 45 giorni di calendario; per anzianità oltre i due anni, 180 giorni di calendario. I periodi relativi alla conservazione del posto di lavoro si calcolano nell’anno solare, intendendosi per tale il periodo di 365 giorni decorrenti dall’evento. Le prestazioni vengono erogate dall’Inail, al quale il datore di lavoro deve denunciare tutti gli infortuni o malattie professionali. In particolare entro le 24 ore e telegraficamente per quelli mortali o presunti tali, entro due giorni dalla ricezione del relativo certificato di infortunio o di malattia professionale per gli eventi ritenuti non guaribili entro tre giorni; ed entro due giorni dalla ricezione del relativo certificato di prosecuzione, per gli eventi inizialmente ritenuti guaribili entro tre giorni, ma che proseguono oltre tale termine.
La denuncia all’Inail deve essere redatta su apposito modello e corredata dal certificato medico. La denuncia deve anche essere trasmessa entro gli stessi termini all’autorità di Pubblica sicurezza. Sul modulo di denuncia di infortunio devono essere riportate le notizie richieste.
Il lavoratore domestico ha diritto, a determinate condizioni reddituali, all’assegno per il nucleo familiare. Trattandosi di una prestazione diretta erogata direttamente dall’Inps, la domanda con il modello in allegato, va presentata direttamente all’Istituto. Il modulo compilato e firmato dal richiedente, deve essere consegnata all’Ufficio Inps della zona di residenza dell’interessato o inviato tramite posta raccomandata con ricevuta di ritorno. In caso di domanda per periodi pregressi, va compilato un modello per ogni anno di riferimento.
Una delle diversità tra le colf e le altre lavoratrici riguarda la mancata estensione alle prime del divieto di licenziamento nel periodo di gravidanza e puerperio. La Corte Costituzionale ha, infatti, escluso più volte l’illegittimità di tale mancata estensione. Questo orientamento non risulta in linea con il costante indirizzo degli ultimi anni, volto alla completa salvaguardia della maternità che non tollera esclusioni o vuoti normativi. Il Ccnl, invece, prevede l’applicazione delle norme di legge sulla tutela delle lavoratrici madri anche ai collaboratori domestici. Dall’inizio della gestazione e fino alla cessazione del periodo di astensione per congedo di maternità, la lavoratrice non può essere licenziata, salvo che per giusta causa. L’eventuale licenziamento intervenuto in tale periodo è nullo.
Il rapporto di lavoro domestico può essere innanzitutto risolto per la scadenza del termine (contratti a tempo determinato). Inoltre, ci può essere il recesso dell’accordo durante il periodo di prova; per iniziativa del datore di lavoro (se avviene per giusta causa al lavoratore non compete l’indennità di preavviso); per dimissioni del lavoratore (se avvengono per giusta causa al lavoratore compete l’indennità di preavviso); per risoluzione consensuale fra le parti; impossibilità sopravvenuta (per fatti non imputabili alle parti); per morte del lavoratore.
Ai sensi del Ccnl, il rapporto di lavoro può essere risolto da ciascuna delle parti con l'osservanza di diversi termini di preavviso. In particolare, per i rapporti non inferiori a 25 ore settimanali e fino a 5 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro sono richiesti 15 giorni di calendario; mentre per oltre i 5 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro sono necessari 30 giorni di calendario di preavviso. I termini sono ridotti del 50% nel caso di dimissioni da parte del lavoratore. Per i rapporti inferiori alle 25 ore settimanali, fino a 2 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro sono richiesti 8 giorni di calendario; mentre oltre i 2 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro si prevedono 15 giorni di calendario. Per portieri privati, custodi di villa ed altri dipendenti che usufruiscono con la famiglia di alloggio indipendente di proprietà del datore di lavoro, e/o messo a disposizione dal medesimo, il preavviso è di 30 giorni di calendario, sino ad un anno di anzianità, e di 60 giorni di calendario per anzianità superiore. Alla scadenza del preavviso, l’alloggio dovrà essere rilasciato, libero da persone e da cose non di proprietà del datore di lavoro. In caso di mancato o insufficiente preavviso, è dovuta dalla parte recedente un'indennità pari alla retribuzione corrispondente al periodo di preavviso non concesso.
Possono dare luogo al licenziamento senza preavviso mancanze così gravi da non consentire la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto di lavoro. Il licenziamento non esclude le eventuali responsabilità nelle quali possa essere incorso il lavoratore. Al lavoratore che si dimette per giusta causa compete l'indennità di mancato preavviso. In caso di morte del datore di lavoro il rapporto può essere risolto con il rispetto dei termini di preavviso indicati nel presente articolo. I familiari coabitanti, risultanti dallo stato di famiglia, sono obbligati in solido per i crediti di lavoro maturati fino al momento del decesso. La cessazione del rapporto va comunicata entro 5 giorni all’Inps con il Modello di cessazione e variazioni per lavoro domestico (in allegato all'articolo).
 
15 ottobre 2009
 
 
  
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