L'impresa verde

La storia di Marina Pagliuzza e Giovanni Marco De Pieri (e molte altre storie) sono su www.wwworkers.it e si possono leggere anche su “Wwworkers: i nuovi lavoratori della rete. Come abbandonare il posto fisso e mettersi in proprio con un lavoro online”, edito da Gruppo24Ore.
Nome: Marina
Cognome: Pagliuzza
Età: 39 anni
Lavoro passato: manager in una multinazionale del tabacco
Formazione: scienze della comunicazione, un passato in una tv
Segni particolari: ama sperimentare piatti nuovi
Nome: Giovanni Marco
Cognome: De Pieri
Età: 37 anni
Lavoro passato: manager in svariate multinazionali, dall'informatica alla grande distribuzione
Formazione: MBA e specializzazione
Segni particolari: ossessionato da etica, dalla riduzione dell'impatto dell'uomo sull'ambiente e dall'aumento del fatturato.
«Ma perché dal banchetto in Marocco al buffet superaccessoriato a Manhattan le spremute sono fatte con arance vecchie, rattrappite, magari colte alcuni mesi prima? E perché sotto il bicchiere ci mettono il piattino?». Se lo sono chiesti Marina e Giovanni Marco. E così hanno iniziato a ragionare su un progetto, che oggi è diventato il loro lavoro. «Dobbiamo essere capaci di essere artisti e artigiani. E dobbiamo sempre ricordarci che occorre capire che tra partite iva non ci deve essere conpetizione, ma supporto reciproco», puntualizza Giovanni Marco alla mia domanda sul fornire un consiglio per la community dei wwworkers.
Da una multinazionale all'impresa verde il passo non è stato breve e soprattutto nientaffatto scontato: Giovanni Marco De Pieri era manager commerciale per una multinazionale dell'informatica, Marina Pagliuzza ricopriva l'incarico di marketing manager per una del tabacco.
Da sempre amici, oggi Marina e Giovanni Marco sono soci in affari. Entrambi con un percorso comune e la voglia di fare impresa sostenibile, ricalibrando il proprio orologio biologico. Marina e Giovanni Marco hanno mollato tutto e sono diventati compagni di cordata per un'avventura imprenditoriale che ora è anche in Rete, Lazazie.com.
Marina, avete mollato tutto e fatto nascere Lazazie. Perché?
Abbiamo deciso di aprire un'attività con l'idea di confrontarci con il prossimo: il nostro negozio non è un posto d'elite ma un luogo di cose che fanno bene. Ora ci vogliamo confrontare con tutti: commesse precarie e manager che vengono da noi prima del lavoro. La società è nata nel novembre 2009 e il negozio a fine maggio 2010. Il progetto si sviluppa non come una catena, ma comunque l'ambizione è di snodarsi in una serie di punti vendita non solo in Italia e non solo a Bologna. Già oggi stiamo aprendo il secondo negozio.
Ma perché Zazie?
È la protagonista di un romanzo, “Zazie nel metrò”, un romanzo di Raymond Queneau pubblicato nel 1959: è la storia di una bambina che si perde nella metropolitana di Parigi. Per me è l'espressione di un personaggio anticonformista, libera delle energie che fanno parte della quotidianità.
Come è nata l'idea?
Dalle chiacchierate tra me e il mio socio in un momento in cui eravamo in una situazione che ci permetteva di guardare a cose nuove, di investire per noi stessi in un progetto comune.
Come è strutturata la vostra eco-impresa da eco-wwworkers?
Innanzitutto ci lavoriamo in prima persona, anche se ci avvaliamo di collaboratori. Questo aspetto è molto importante.
Ogni impresa da wwworker ha in sè un'idea “wow”. Qual'è la vostra?
Sicuramente il “with gress”, un succo di erba di grano che facciamo produrre: aggiungo che stiamo facendo da qualche mese una sperimentazione nelle farmacie comunali. Poi abbiamo le linee del creme, che realizziamo dalle bucce delle arance. E ancora la crema per il corpo e per le mani.
Cosa è cambiato nel passaggio a wwworkers?
Sono cambiate le mie condizioni di vita familiare, ora ho un figlio e quindi il tempo libero è diminuito. In generale lavorando in proprio e in Rete cambia la mentalità con cui lavori: oggi dormo bene anche se magari ho meno certezze economiche di prima.
Marina, ma in sintesi... Chi ve l'ha fatto fare a mollare l'agognato posto fisso?
Beh, uscivamo da situazioni complesse e impegnative, e forse abbiamo fatto questo importante passo anche perché il lavorare in una multinazionale ci aveva stancato. Ci siamo trovati di fronte alla necessità di reinventarci e abbiamo deciso di non sottrarci a questo desiderio. La flessibilità non è solo un qualcosa da demonizzare o da elogiare, posso dire che dal punto di vista personale c'è stato lo spazio per farlo.
In che modo la Rete vi sta supportando?
La Rete per noi è strategica: pensa che abbiamo fatto prima il sito che il negozio. Per noi era un oggetto fondamentale. Lo abbiamo fatto insieme ad una piccola grande azienda, Coop 19, che in qualche modo ha fatto la nostra stessa scelta. Ci siamo vicendevolmente capiti. Wwworkers chiama wwworkers!
Cosa significa lavorare in Rete?
Innanzitutto che non abbiamo un ufficio, non volevamo spendere soldi in cose inutili. Io e Giovanni Marco lavoriamo in Rete, tutta l'amministrazione è su ftp. Il sito e la fanpage su Facebook sono i modi in cui comunichiamo con la nostra clientela quando non è in negozio. Su Facebook quotidianamente pubblichiamo le novità e la news di un frutto nuovo di stagione, proponiamo le nostre sperimentazioni. Anche se abbiamo scelto di non vendere online perché facciamo cose fresche. per noi è fondamentale il negozio.
Feedback?
C'è un grande riscontro. Il nostro target di riferimento s'è creato da solo, è esattamente fatto da persone sui trent'anni o quarant'anni, che hanno l'iPhone: per questo stiamo pensando anche ad un app.
Il consiglio da attuale wwworkers per futuri wwworkers?
Occorre avere molta fiducia in se stessi, fare i conti con i numeri, per me è uno sforzo molto grosso. E poi se sto facendo la cosa giusta io personalmente lo capisco dal fatto che la sera riesco a dormire, anche sapendo che ho dei finanziamenti in ballo. Aggiungo che è fondamentale intraprendere questo percorso con persone di cui ti fidi. Il mio socio è un mio caro amico e non un manager sconosciuto.
 
 
22 novembre 2011
di Giampaolo Colletti
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